![]() Dallo scavo al museo Le attività |
Lunedì 14 Febbraio
Lo scavo Dopo aver assistito a diverse interessanti lezioni teoriche, finalmente oggi abbiamo cominciato a dedicarci alla pratica, precisamente all'attività di scavo. Siamo arrivati presso l'Archeoluogo di contrada Targia (SR) alle 9.40 e ci siamo riuniti con i nostri insegnanti e con gli esperti che ci avrebbero guidato intorno all'area di terreno prescelta. Gli strumenti Qui ci sono stati presentati gli strumenti e la loro funzione: il picconcino che permette di ripulire il terreno dalle erbacce e dai detriti più ingombranti, la pala il
trowel
cioè la piccola cazzuola usata dagli archeologi per rivoltare gli strati superiori del terreno, la
mazzetta utile per piantare i paletti di delimitazione, e inoltre paletta e scopa, che possono servire per sgombrare l'area di scavo dalla terra già esaminata. La quadratura dell'area di scavo. La prima operazione che abbiamo effettuato sul terreno di scavo è stata quella di suddividerla in quadrati di 1 m per 1 m. Il nostro professore di disegno, Giovanni Cannata, ci ha spiegato che, per delimitare dei quadrati, dei quadrati precisi, dovevamo partire da un punto fisso, per poi misurare i lati con precisione e piantare dei paletti aiutandoci con delle squadre, in modo da ottenere sicuramente degli angoli di 90 gradi. ![]() ![]() ![]() Durante questa operazione, nel nostro gruppo si sono delineati due ruoli: i ragazzi si sono cimentati nelle operazioni pratiche, mentre le ragazze, ai bordi dell'area di scavo, davano consigli! Inoltre, due di noi, muniti di macchina fotografica, documentavano la nostra esperienza. Nel frattempo, gli archeologi e i professori controllavano il nostro lavoro, lasciando però che fossimo noi i veri protagonisti delle varie operazioni. L'operazione della suddivisione in quadrati si è rivelata essere piuttosto lunga, cosi, per motivi di tempo, abbiamo deciso di dare avvio alle operazioni di scavo nei quadrati già delimitati. Alcune ragazze hanno teso dei fili di paletto in paletto per meglio separare le varie porzioni di terreno, e poi si sono messe al lavoro. Intanto il professore Cannata ha già effettuato per caso il primo ritrovamento; a prima vista sembrerebbe un fossile di conchiglia; accanto ad esso, una pietra reca il suo calco sulla superficie. Non appena il perimetro di tutti gli otto quadrati è stato ben delineato con il filo, Dario, l'assistente tecnico, ci ha fornito dei sacchetti di plastica neri, da mettere sotto le ginocchia per scavare. Ma prima di dare finalmente avvio a questa entusiasmante esperienza, ci siamo resi conto della necessità di dividerci in due gruppi, altrimenti intorno all'area di scavo non ci sarebbe stato spazio a sufficienza per tutti. Pertanto, un gruppo si è dedicato allo scavo, l'altro al disegno tecnico di alcuni reperti; in un secondo momento i gruppi si sono alternati. Scavare e ... sbagliare Intorno all'area di scavo, due ragazze per ogni quadrato hanno cominciato a liberare la superficie del terreno con il picconcino, per poi smuovere lo strato superiore del terreno con il trowel, come ci era stato spiegato. Dopo appena pochi minuti, avevano già trovato i primi reperti (o presunti tali). L'assistente tecnico ha quindi dato loro dei sacchetti in cui conservarli, per poi analizzarli in un secondo tempo. Nel frattempo, gli archeologi ci seguivano, dandoci consigli e correggendo i nostri errori: per esempio, due ragazze stavano inavvertitamente distruggendo la parete di scavo; Giancarlo ha quindi consigliato loro una posizione migliore e la tecnica più corretta, che è quelle di delimitare la parete di scavo in senso perpendicolare al terreno.Anche nel quadrato 1 è avvenuto un errore metodologico di fondamentale importanza: una di noi ha impazientemente scavato in profondità in un punto, anziché rispettare la successione degli strati. ![]() ![]() ![]() Conservare i reperti Pian piano, i reperti all'interno dei sacchetti diventavano numerosi, per cui Giancarlo ci ha consigliato di numerare i quadrati, in modo da poter poi annotare le informazioni sul punto esatto del ritrovamento dei reperti sui sacchetti dove essi venivano raccolti. Su ogni sacchettino è necessario annotare: • II nome dell'area di scavo (c.da Targia); • II numero di quadrato (Ql, Q2, ecc.); • L'unità stratigrafica in cui i reperti sono stati ritrovati (U.S.l, U.S.2, ecc.); • La data. Nel frattempo, la difficoltà principale sembrava essere per tutti quella di riconoscere i comuni sassi dai reperti di interesse archeologico. Nel Q 3 è avvenuta una scoperta che sembrava rilevante: una serie di pietre di colore bianco e grandi pochi centimetri, all'apparenza staccatesi da delle pietre più grandi. Nel quadrato 4 e nel 2, invece, sono stati ritrovati dei cocci di terracotta di diversi cm di grandezza, di colore rossastro, che lasciavano dei segni bruni sulle dita. Inoltre, è saltata fuori anche un'altra conchiglia simile a quella ritrovata prima dal professore. ![]() Come gli archeologi ci fanno notare, il quadrante 4 era sempre il più ordinato e meglio gestito: le "archeologhe", Loredana Borgia e Ermelinda Carpanzano, rispettavano la stratigrafia, allineando le pareti di scavo; nel loro quadrante affioravano inoltre delle pietre di dimensione notevole, fra cui dei frammenti di basalto, una pietra vulcanica, testimonianza del fatto che nei pressi di questo sito c'era prima un vulcano (perché qui prima c'era un vulcano). ![]() ![]() ![]() ![]() Disegnare l'area di scavo Nel frattempo, due ragazze (Chiara Borgia e Serafina Barrera) hanno attrezzato una postazione per disegnare. Munite di righello, carta millimetrata, matita e matita bicolore, si sono apprestate a disegnare l'area di scavo e i reperti nella posizione in cui sono stati ritrovati, stabilendo una scala proporzionale. ![]() ![]() ![]() ![]() Visto il ritrovamento di una grande pietra bianca nel Q4, le ragazze si sono subito apprestate a riportarla, mentre le archeologhe del Q5 ritrovavano tanti piccoli frammenti di ceramica rossa, che giudicano appartenenti allo stesso oggetto. ![]() ![]() ![]()
Mentre l'operazione di scavo andava avanti, la comparsa di uno strano animale peloso ha suscitato la nostra curiosità; ma un altro avvenimento degno di nota è stata la comparsa di una terra grigia diversa da quella più superficiale, che ci ha fatto capire di essere passati ad un'altra unità stratigrafica.Disegnare i reperti Intanto il secondo gruppo ... ![]() ![]()
La quotazione col metodo G.P.S. L'archeologo Giancarlo ci ha proposto anche un'altra esperienza, cioè quella di quotare i reperti con il livello ottico. Tutti ci siamo riuniti intomo al livello, di cui Giancarlo ci spiegava l'uso e il funzionamento, mentre uno di noi teneva la stadia in corrispondenza del reperto. ![]() ![]() ![]() ![]() La flottazione Eseguita questa operazione, Dario ci ha invitati a seguirlo per vedere come viene effettuata la flottazione, cioè la setacciatura della terra di scavo per la ricerca di eventuali frammenti. La terra proveniente dall'area di scavo è stata deposta in un setaccio immerso nell'acqua, cosi Dario ha potuto notare la presenza di alcuni carboncini venuti a galla, oltre a dei frammenti di conchiglia, dai quali abbiamo potuto dedurre che il terreno da noi scavato era un terreno sabbioso. Attraverso la flottazione ritroviamo anche dei frammenti di ossa, da analizzare poi al microscopio. ![]() ![]() ![]() ![]() L'esperienza della flottazione è stata l'ultima di una mattinata ricca di scoperte e di apprendimento; era infatti arrivata l'ora di lasciare la sede dell'Archeoluogo per ritornare alle nostre case. |