I libri che testimoniano

 

 

"La notte" di Elie Wiesel

Fotografia scattata a Buchenwald l'11 aprile 1945. Tra i volti dei prigionieri liberati, è immortalato quello di Elie Wiesel (nel cerchio) 
Nel cuore ferito d'Europa campeggiano, ancora oggi, alcuni dei lager che i Nazisti eressero non per costruire, ma per distruggere un'intera civiltà umana. Abbiamo scelto le parole di un superstite, Elie Wiesel, per farci guidare nella visita non tanto della topografia architettonica, ma di quella dell'immenso dolore che nessuna parola umana può addolcire.
Attraverso frasi semplici e di grande presa emotiva, assistiamo alla sconvolgente e diretta testimonianza degli orrori vissuti nel complesso dei campi di concentramento di Auschwitz, dove, nell’estate del 1944, il giovane Elie viene deportato insieme alla sua famiglia e a tutti gli ebrei della zona. Il racconto parte proprio dagli ultimi giorni trascorsi nel piccolo villaggio di Sighet, nell’allora Regno d’Ungheria (adesso Romania); la casa, i giochi, le persone care, la speranza, scompaiono nella terribile notte che annuncia l’ordine di deportazione.
Comincia un viaggio tremendo, tra gli stenti della sete e la paura dell’ignoto, che termina davanti ai fuochi e al fumo pestilenziale dei forni crematori di Birkenau. Alla crudeltà della vita nei lager, subentra l’assuefazione, l’istinto di sopravvivenza, il bisogno di cibo. La religiosità di Elie, ancora quindicenne, viene duramente scossa e avvilita. Contrariamente a quanto avverrà per i genitori e la sorellina minore, la terribile falce della selezione lo risparmia, ma l’arrivo imminente dell’Armata Rossa impone l’evacuazione del campo. Bisogna affrontare, quindi, il terribile viaggio fino al campo di Buchenwald; sono gli ultimi mesi prima della liberazione, che avviene l’11 aprile del 1945, ma non risparmiano a Elie l’ennesimo lacerante dolore: la morte del padre.

 

 

 

 

"Se questo è un uomo" di Primo Levi


 

I fatti narrati si svolgono prevalentemente nel campo di concentramento di Auschwitz,in Polonia.L'ambiente e' quello del terribile lager,caratterizzato da una totale mancanza di vita e colore.La vicenda inizia nel gennaio del 1944 quando l'autore,allora partigiano,e' prima catturato e' poi deportato ad Auschwitz,nel campo denominato "Buma" (dal nome di una gomma sintetica che teoricamente dovrebbe essere prodotta in tale luogo).E' l'immagine iniziale del treno,chiuso,affollato,freddo che introduce alle durezze che aspettano i deportati al loro arrivo.Infatti ad Auschwitz ogni prigioniero e' spogliato,rasato, offeso e costretto a rivestitirsi con abiti spesso troppo stretti e con scarpe che gli lacerano i piedi. Il finale vede il salvataggio di Primo Levi, l'autore e quello di altri suoi amici con cui si scambierà una volta libero varie lettere.

Primo Levi, nacque a Torino nel 1919, e lì vi morì, probabilmente suicida per via dell'orrore che i suoi occhi avevano visto, nel 1987 gettandosi dalle scale di casa sua. Laureato in chimica nel 1941, nel 1943 si unisce in un gruppo partigiano operante in Val D'Aosta, ma viene arrestato e deportato, in quanto ebreo, prima nel campo di concentramento di Fossoli, presso Carpi, e poi nel febbraio del 1944, nel lager di Auschwitz. Liberato dai soldati russi nel Gennaio del 1945, lavora come chimico e solo successivamente inizia a scrivere i vari libri che richiamano alla mente il terrore dei suoi giorni nei campi.

 

 

 

 

"L'amico ritrovato" di Fred Uhlman


 

Due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L'uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. Questo accade in Germania, nel 1933... Racconto di straordinaria finezza e suggestione, L'amico ritrovato è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele, Portogallo. Ovunque lo stesso entusiasmo della critica. "Un'opera letteraria rara", l'ha definito George Steiner sul New Yorker, "Un capolavoro", ha scritto Arthur Koestler nell'introduzione all'edizione inglese del 1976. "Un libro che assilla la memoria... una gemma", "Un racconto magistrale", hanno fatto eco The Sunday Express e The Financial Times di Londra. E infine Le Monde di Parigi: "Uno dei testi più densi e più puri sugli anni del nazismo in Germania... Tra i romanzi più belli che si possano raccomandare ai lettori, dai dodici anni in su. Senza esitazione."

Fred Uhlman nasce a Stoccarda nel 1901. Nel 1933, per motivi politici lascia la Germania e si trasferisce negli Stati Uniti, dove esercita per molti anni la professione di avvocato e si fa conoscere anche come pittore.
Dopo aver scritto un'autobiografia "Storia di un uomo", a sessant'anni nel 1971, pubblica il suo primo romanzo, "L'amico ritrovato" che ottiene un immediato successo, tanto che il libro e' ben presto diffuso in tutta Europa suscitando ovunque lo stesso entusiasmo della critica e dei lettori.
L'amico ritrovato e' considerato uno dei testi più significativi sul nazismo in Germania e sull'intensa amicizia fra due ragazzi. Il tema dell'inevitabile e dolorosa ambivalenza dei legami con il passato ritorna anche nelle opere successive di Uhlman, tra le quale ricordiamo "Niente resurrezioni per favore" (1979) e "Un'anima non vile" (1979). Uhlman muore a Londra nel 1985.